350 – San Colombano/Valle dell’Inferno/Corna Blacca

 

Da S.Colombano alla Corna Blacca attraverso la Valle dell’Inferno (n° 350)

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DESCRIZIONE DEL SENTIERO

Caratteristiche del percorso: S. Colombano (m 925) – Corna Blacca (m 2004). Il sentiero penetra ben marcato nel bosco, poi si trasforma in comoda mulattiera militare ed infine diventa accidentato e stretto, alternando tratti su roccia ad altri nel pascolo.
Dislivello: m 1079.
Interessi paesaggistici: ampi panorami sul crinale trumplino-camuno e sulla Valle Sabbia.
Interessi naturalistici: flora tipica del sottobosco a substrato basico, flora rupicola e presenza di numerose specie endemite.
Periodo propizio: da giugno a settembre, con la massima fioritura a luglio.
Difficoltà: il tracciato è agevole con qualche breve tratto impegnativo.
Tempi di percorrenza: salita (ore 4); discesa (ore 2.30).
Progressione tempi di percorrenza “agonistici”: S.Combano 0 min – Strada Soldati 29 min – Cima Corna Blacca: 48 min 15 sec.
Abbigliamento: da media montagna.
Segnaletica: CAI n° 350.
Parcheggio: spiazzo sterrato in località Naanì.

Descrizione
Si abbandona la statale della Valle Trompia alla curva sinistrorsa che conduce alla piazza, dominata dalla parrocchiale di S. Colombano e si attraversano, in rapida rotazione oraria, tre ravvicinati ponti rispettivamente sul Gambidolo, sul Mella e sul torrente che delinea la valle dell’Inferno.
Si lascia l’automobile in località Naanì, nell’ampio spiazzo che si incontra appena superato il terzo ponte e ci si incammina lungo la stradina sterrata, che si stacca sulla sinistra, costeggiando sulla destra il fondovalle.
Il primo segno bianco-rosso della segnaletica CAI è tinteggiato su un palo della linea elettrica.
Noccioli (Corylus avellana), Frassini (Fraxinus excelsior), Ontani (Alnus incana) e Aceri (Acer pseudoplata-Frazione di S. Colombano nus) sono le essenze arboree dominanti nel bosco circostante.
Poco dopo, mentre la stradina si fa più ripida, si lascia il fondovalle e sulla destra appare S. Colombano.
Percorso ancora un breve tratto, prima di giungere ad un ponte utilizzato dagli impianti sciistici, si presti attenzione nell’imboccare il sentiero sassoso sulla sinistra, che si stacca
dalla suddetta stradina.
La fatica di camminare su un terreno sconnesso è alleviata dal fatto di trovarsi immersi in un florido bosco misto di latifoglie e aghifoglie, mentre il sentiero raggiunge l’ampia conca che d’inverno fa la felicità di molti sciatori.
Qui con uno stretto tornante si rientra nel bosco e, in corrispondenza di una rudimentale ringhiera di legno, lo sguardo si apre, consentendo così di scorgere dinnanzi, in alto, l’imponente massiccio dolomitico del Dosso Alto e, in basso, il solco scavato dalle acque che scorrono nella Valle dell’Inferno.
Il sentiero penetra nuovamente nel bosco e, ad un bivio, presso il quale gorgoglia un ruscelletto d’acqua, si piega a sinistra e lo si attraversa.
Il segno CAI sul fusto di un Abete rosso invita a scegliere il sentierino di destra, riattraversando più in alto il nominato corso d’acqua fino a raggiungere una pozza, realizzata con una piccola diga di tronchi.
Una fontanella, poco distante, consiglia di provvedere ad una buona scorta d’acqua, considerato la difficoltà di ritrovarne poi in seguito.
Si ritorna sui propri passi e si piega decisamente a sinistra, salendo nella giovane faggeta (Fagus sylvatica), interrotta da qualche gigantesco Abete rosso (Picea excelsa).
Il sentiero zigzaga ripido e si inerpica bruscamente su un dosso erboso fino ad immettersi, perpendicolarmente, in un tratto orizzontale ben marcato.
Lo si imbocca a sinistra e lo si percorre procedendo in leggera discesa, scorgendo l’ampia radura pascoliva della Casina Corna Blacca Bassa (m 1288), che ha conservato solamente il tetto e poco più.
Dopo avere attraversato una prima trascurabile valletta e aver costeggiato un tratto di filo spinato messo a protezione del bestiame al pascolo, affinché non scivoli lungo la profonda e scoscesa frana sottostante, si scende nel greto di uno dei rami secondari della Valle dell’Inferno e lo si attraversa.
Il Pino mugo (Pinus mugo) comincia ad occhieggiare insieme a molte specie, che sarà possibile ritrovare sulle rocce e sui ghiaioni sovrastanti.
Ai due successivi e ravvicinati bivi si prende in entrambi i casi il sentiero più alto sulla destra e si entra nuovamente nel bosco, ora quasi esclusivamente di Abete rosso.
Il sentiero sale ripido e, trascurando la deviazione sulla sinistra, prosegue dapprima diritto e poi zigzaga. La flora
(Cyclamen purpurascens, Buphthalmum salicifolium, Aquilegia atrata, Hepatica nobilis, Galanthus nivalis, Primula vulgaris, Geranium nodosum, Aposeris foetida etc.) è ora quella tipica del sottobosco e accompagna il cammino fino all’attraversamento di un altro canale.
Ad un bivio poco evidente si tiene la destra e, analogamente, al successivo.
Si zigzaga fino a giungere ad una radura, la si attraversa e, poco dopo, si aggira un altro ampio canalone roccioso.
Si prosegue, percorrendo indifferentemente uno dei due sentieri, dato che entrambi, unendosi poco sopra, conducono all’ampia radura prativa dominata dalla Casina Corna Blacca Alta (m 1506).
Si raggiunge tale costruzione sempre aperta e pronta ad offrire ottimo e provvidenziale riparo nel caso si possa essere sorpresi da un improvviso temporale.
Si anticipa sulla sinistra la casina suddetta e si attraversa il prato trasversalmente, puntando verso i bianchi ghiaioni che discendono fino al solco della Valle dell’Inferno.
Si passa tra i grossi massi incassati nel terreno, frutto di antichi distacchi rocciosi dal massiccio principale della Corna Blacca.
Si penetra nel bosco di Larice (Larix decidua) e di Pino mugo, fino ad entrare nel greto del torrente principale.
Lo si affianca sulla destra e si sale con bella vista sulla sponda orografica destra della Valle Trompia con le Colombine in testata e poi il Passo delle Sette Crocette, il Monte Crestoso, i Corni del Diavolo, il Monte Muffetto e Monte Campione.
In breve ci si inserisce sul sentiero proveniente dal Passo Pezzeda, corrispondente alla variante bassa del 3V.
Si piega a sinistra, seguendo d’ora in poi i segni bianco – azzurro del noto “Sentiero Cinelli”. Si attraversano due ampi canaloni che discendono ripidi dalla cima della Corna Blacca, con un sentiero che si appoggia di frequente su stabili muri a secco, costruiti dai militari, tant’é che questa via è anche chiamata “Sentiero dei soldati”.
La comoda mulattiera pianeggiante consente allo sguardo di correre su Cima Colombine e tutte le sottostanti cascine, incastonate nell’ampia conca di Serramando e di Memmo. Si attraversa ora l’ampia frana di sassi che avevamo visto precedentemente e si rientra nel bosco misto di Laburnum alpinum (Maggiociondolo) Sorbus aucuparia
(Sorbo degli uccellattori), Acer pseudoplatanus (Acero di montagna), Picea excelsa (Abete rosso), Alnus viridis (Ontano verde) etc.
Camminando su un sentiero, a lungo pianeggiante, si osserva in primo piano il Dosso Alto e a valle il sinuoso movimento di case di S. Colombano, mentre, al di là del Passo Maniva, si vede ergersi il maestoso Cornone di Blumone. Compiute alcune ampie curve, è possibile notare in basso una piccola radura erbosa con la Malga Casticoli di Sopra, dal tetto parzialmente crollato.
L’apparire degli spioventi rocciosi di Cima Barzò e, immediatamente dietro, la figura del Dosso Alto, sta a significare la conclusione del tratto nel bosco e il proseguimento dell’escursione sulla destra, come indica la segnaletica posta su un’ampia curva.
Abbandonata, così, la stradina che conduce al Passo Portole, si sale nel pascolo, dirigendosi verso la cima Corna Blacca, che ora si erge nettamente dinnanzi.
Si sale diagonalmente, rimanendo sotto le ultime propaggini dei Monti Paio e quindi, attraverso il ripido sentiero, si raggiunge la cresta.
Giunti sullo spartiacque, appare la conca di Vaiale in Valle Sabbia e la bianca casina di Paio, teatro di lotte partigiane.
Si rimane per un poco in cresta tra la Valle Sabbia e Valle Trompia e, quando essa termina, il sentiero precipita ad angolo retto, per agganciarsi ad un’altra sella, che anticipa di poco l’ascesa finale alla Corna Blacca. Il tratto consente di rivedere, a quota più alta, i ghiaioni incontrati nel salire dalla casina Corna Blacca Alta, che ora appare piccola laggiù. Si passa tra cespugli di Pino mugo, fino ad incontrare, con un tratto in discesa, un enorme masso, da cui si staccano a sinistra la direttissima per la Corna Biacca e a destra la via normale, che si innesta nel sentiero proveniente dal Passo Pezzeda. L’ascesa, attraverso la direttissima intitolata alla Brigata Perlasca e Margheriti, risulta più interessante dal punto di vista naturalistico ed è subito ripida, affiancando dapprima alti roccioni e, poi, insinuandosi tra essi, rendendo necessario anche l’uso delle mani. Il tracciato, pur se impegnativo, sale sicuro, consentendo di vedere appesi alla bianca dolomia la Physoplexis comosa, l’Aquilegia einseleana, la Potentilla caulescens, la Saxifraga caesia, la Paederota bonarota, la Valeriana saxatilis, la Silene elisabethae etc. oltre che apprezzare le caratteristiche conformazioni assunte dalle rocce calcaree, soggette al secolare lavorio degli agenti atmosferici.
La traccia sassosa zigzaga, guadagnando rapidamente quota, fino a giungere ad uno stretto caminetto roccioso agevolmente superabile e quindi, piegando a destra, alla base dell’immenso pratone che conduce alla croce, posta sulla cima. In un groviglio di rami contorti di Pino mugo, si segue così una traccia tortuosa disegnata nel verde prato che consente il raggiungimento della cresta rocciosa e piegando a sinistra, su traccia aerea, si conquista la vetta.

La fortunata posizione panoramica regala, in una giornata luminosa, una vista spettacolare che abbraccia, in senso orario: Monte Guglielmo, Presolana, ghiacciaio del Bernina, radar del Dosso dei Galli, Blumone, Pian di Oneda di Ponte Caffaro, la lunga dorsale del Monte Baldo, la punta del Pizzoccolo, il lago di Garda con la penisola di Sirmione e la rocca di Manerba, l’entroterra bresciano-gardesano e i piani di Caregno sotto il Guglielmo.

Per il ritorno la segnaletica bianco-azzurra del sentiero delle Tre Valli (3V) indica la via che conduce al versante sabbino, passando sopra la casina diroccata di Sacù.
Si raggiunge il Passo che separa la Corna Blacca dal Monte Pezzolina e, abbandonando la direzione di provenienza, si ripiega ad angolo acuto su se stessi, camminando lungo il “Sentiero dei Soldati” fino a reincontrare, poco sopra la Casina Corna Blacca Alta, il sentiero precedentemente percorso in salita, che consente il rientro a S. Colombano.

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